Cybersecurity: come viene impiegata l’intelligenza artificiale

Cybersecurity: come viene impiegata l’intelligenza artificiale

Cybersicurezza e AI

Il connubio tra intelligenza artificiale e cybersicurezza è uno dei temi fondamentali del G7 Industria e Ict che si sta svolgendo a Torino in questi giorni. La comprensione di questa nuova ed innovativa tecnologia, soprattutto in termini di sicurezza, lavoro ed etica, sarà centrale per la discussione del tema tra i grandi della politica mondiale.Una tecnologia che è entrata di diritto nelle fila delle grandi questioni grazie alla importante evoluzione che ha mostrato negli ultimi anni, estendendosi a numerosi settori e aprendo prospettive a scenari interessanti. Una evoluzione che però ha portato con sé anche numerose domande in termini di modalità d’utilizzo, applicabilità e standard di sviluppo, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza.

Un lento investimento

Nonostante l’adozione di questa tecnologia sia ancora rallentata, rimane infatti lo scoglio di una fiducia da acquisire sia in termini di benefici che in termini di affidabilità, secondo Gartner Inc (una delle più importanti istituzioni nel campo della ricerca e dell’advisory sulle tecnologie) il business che ruota intorno ad essa, supererà i 60 miliardi di dollari, con una stima di 18,3 miliardi già a fine 2017. Se guardiamo ai numeri degli investimenti nel settore, ci troviamo di fronte infatti a cifre rassicuranti, ma l’adozione da parte delle aziende risulta ancora rallentata. Benefici, sicurezza, applicabilità, sono solo alcuni dei dubbi che caratterizzano l’adozione da parte delle imprese. Basti guardare lo studio “Artificial Intelligenze. The next digital frontier?” condotto da McKinsey Global Institute: il numero degli investimenti è in crescita ma l’integrazione all’interno delle aziende è ancora molto bassa, solamente infatti quelle caratterizzate da un pregresso e stabilizzato impiego del digitale, ovvero che risultano essere “digitalmente mature” e quindi sono solite adottare tecnologie differenti in tutti i servizi core aziendali e principalmente si concentrano sul crescere e non sul “risparmiare”, osano integrarla nei loro processi.

Digital Innovation Insight

Digital Innovation Insight – McKinsey

Prospettive di impiego

Quali sono però, in prospettiva, i settori di impiego dell’AI da tenere sotto controllo in vista di una evoluzione e adozione che potrebbero avere nei prossimi 5-10 anni?

  • Customer Self-Service: sarà l’ambito più interessato da questa rivoluzione, si prevede una crescita continua per i prossimi 3-5 anni. Cosa comportano? Parliamo di applicazioni fisiche che, grazie all’integrazione con l’AI, puntano ad una ottimizzazione del servizio di assistenza e supporto ai clienti, andando quindi ad eliminare la presenza fisica e implementando invece servizi del tutto autogestiti come chioschi interattivi o touchscreen con cui il cliente può interagire come farebbe con qualsiasi altra persona. Tutte possibili soluzioni che si andrebbero ad applicare non solo a livello turistico ma anche ai servizi digitali per cittadini e al retail.
  • Retail: proprio quest’ultimo infatti è uno dei settori dove le potenzialità dell’intelligenza artificiale possono essere impiegate nella loroAmazon Robotics interezza, sia nella vendita diretta al customer, sia nella gestione dei magazzini. Basti pensare al sistema utilizzato da Amazon nei suoi 160 centri logistici completamente automatizzati: Amazon Robotics infatti gestisce grazie a dei piccoli robot il magazzino della multinazionale interfacciandosi con l’intelligenza artificiale, acquisisce la richiesta del prodotto e grazie a delle luci incorporate nel movimento che segnalano il percorso da effettuare e l’allarme per evitare altri robot in azione, raggiunge lo scaffale desiderato dove è presente il prodotto e lo sposta all’interno del magazzino fino al punto di evasione ordini.
  • Automatismi industriali: nel settore dell’automazione dei processi produttivi, sicuramente l’AI è presente ormai da molti anni, grazie ad essa infatti si sono evoluti i processi di analisi dei dati e quindi di previsione e ottimizzazione degli automatismi. Nei prossimiVolskwagen Cobots 2-3 anni invece si potrebbe registrare una ulteriore impennata soprattutto di robot per la collaborazione con esseri umani (cobots), per implementare e migliorare la sicurezza dei lavoratori stessi. Son infatti destinati a lavorare fianco a fianco delle persone, non parliamo quindi di un rimpiazzo ma di una valido aiuto, questo perché determinate operazioni (soprattutto nel settore manifatturiero) non possono essere automatizzate. Un pratico esempio può essere quello di un particolare passaggio dove l’uomo ha necessità di operare su di un pezzo sorretto da un cobot, che a sua volta percepisce la presenza dell’umano e procede a rallentare i propri movimenti finché lo stesso è all’interno della sua zona di azione.
  • Intelligenza sensoriale: questo sicuramente sarà uno degli ambiti di applicazione maggiore di queste nuove tecnologie perché, affinché possa progredire negli altri ambiti, è necessario investire sullo sviluppo delle capacità dei software di comprendere e persino esprimere emozioni e sensazioni umane attraverso un completo riconoscimento dei comportamenti e della sfera sensoriale ed emotiva degli uomini. L’intreccio e la collaborazione è quindi inevitabile negli ambiti del retail, del customer care, fino ad arrivare all’assistenza medica, soprattutto in abbinamento al deep learning o alle reti neurali artificiali.

L’intelligenza artificiale nella cybersicurezza

Una cosa però accomuna tutti questi settori e l’impiego della AI nella loro evoluzione e nel loro potenziamento, la cybersicurezza. L’exploit degli ultimi anni dell’IoT ha difatti spalancato le porte a numerosissime questioni, principali quelle sulla definizione di uno standard e di una direzione per lo sviluppo di queste nuove tecnologie. L’utilizzo infatti sempre più diffuso, sia in ambiente lavorativo che personale, ha fatto emergere molti dubbi su una questione in particolare che rimane fondamentale nell’impiego della tecnologia: la sicurezza. Il moltiplicarsi dei dispositivi, di qualsiasi destinazione d’uso e genere, ha di fatto aumentato il numero di porte di accesso agli stessi, e quindi a informazioni e file più o meno personali, e di conseguenza la possibilità di una diffusione maggiore di attacchi hacker.

È proprio su questo nodo che il summit che si terrà tra pochi giorni verterà: gli attacchi tendono ad evolversi e diversificarsi, ma l’adozione di uno standard comunitario di approccio alla implementazione e sviluppo dell’IoT può aiutare ad ottenere una migliore gestione del rischio che questi portano con sé. Virus e malware infatti, diversificandosi, saranno sempre in grado di infettare i PC e i dispositivi, questo perché gli antivirus e tutti gli strumenti che utilizziamo per difenderci dipendono dalla capacità degli esseri umani di analizzare gli attacchi già avvenuti e di conseguenza elaborare e aggiornare i sistemi di protezione e impedire così allo stesso virus di attaccare nuovamente. Implementare la capacità di difesa diventa così una sfida: sono molteplici le società che stanno progettando dei sistemi di sicurezza in grado di accorgersi se qualcosa sta avvenendo o se qualche azione si sta indirizzando nel verso sbagliato, senza dover dipendere così dalle conoscenze pregresse acquisite.  Molte aziende hanno infatti iniziato ad utilizzare il machine e il deep learning (i metodi di apprendimento alla base dell’intelligenza artificiale): questi sistemi analizzano il comportamento umano nell’utilizzo dei computer, come interagiscono con essi, come si configurano e approcciano con il mondo esterno e i dati in essi contenuti. Quando il comportamento si discosta dalla norma, il sistema si attiva immediatamente per bloccare alla radice il possibile attacco. Questo utilizzo dell’AI da una parte aiuta lo sviluppo e l’implementazione della sicurezza in azienda, provvedendo ad una copertura 24su24h e consentendo al personale specializzato di lavorare e provvedere alla risoluzione di minacce più elaborate e critiche, ma dall’altra parte è necessario tenere conto che può essere bypassata o sconfitta, continua ad avere infatti delle limitazioni. Per continuare a funzionare correttamente è necessario che sia l’uomo ad aggiornare continuamente questi sistemi, a letteralmente insegnarli a comportarsi verso l’evolversi e lo specializzarsi di questi attacchi, giocando quindi sullo sviluppo e l’analisi di possibili attacchi. Stiamo parlando quindi di una collaborazione stretta tra umano e AI che verte ad un miglioramento del lavoro e dei suoi processi nella più completa sicurezza.

Il piano Industria 4.0 (il piano economico del governo) prevede investimenti tecnologici in questa direzione, che oltre a portare uno sviluppo tecnologico, spingono ad ottenere importanti benefici fiscali. L’investimento infatti oltre a portare una spinta verso la crescita economica, ottengono anche una ricaduta culturale in termini di coscienza da parte delle aziende sulla propria sicurezza. Sembriamo quindi muoverci verso la direzione giusta.

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *