Urlare nella scrittura, una storia che comincia tanti anni fa…

Urlare nella scrittura, una storia che comincia tanti anni fa…

megafono

Sapevi che l’uso spropositato del MAIUSCOLO, oltre ad attirare l’attenzione del lettore, è fastidioso come qualcuno che ti urla addosso?

Il perché: Un fattore Psicologico e Percettivo

Ad oggi, percepiamo il blocco delle maiuscole come uno strumento usato e abusato da siti e pubblicità che richiamano in modo prepotente la nostra attenzione e
da utenti indispettiti e a corto di argomenti. Un vero e proprio segno distintivo di maleducazione (virtuale), esattamente come lo è urlare in un dibattito.

Le maiuscole ci infastidiscomegafonono perché contraddistinguono, seppur inconsciamente, un approccio invadente ed aggressivo, che ci allontana dal messaggio riportato nel testo stesso.

Oltre alla componente psicologica poi, bisogna aggiungere anche il fattore percettivo, ovvero come il nostro occhio reagisce alla vista di un intero blocco di parole scritto a lettere maiuscole.

La presentazione estremamente compatta del testo affatica l’occhio e rende la lettura molto meno scorrevole, spingendo l’utente ad abbandonare la lettura.

È perciò importante che i contenuti del vostro sito web, dei vostri articoli o del vostro blog, per essere recepiti nella maniera corretta, e anche solamente per essere letti, presentino una formattazione adeguata e sicuramente MAI IN MAIUSCOLO.

Ma da quando scrivere in MAIUSCOLO è diventato equivalente di urlare?

Per capirlo dobbiamo risalire agli ’hgh80, ai primi computer sperimentali e agli albori della rete.
Al tempo internet era molto diverso da come lo conosce chi naviga in rete oggi: spopolavano newsgroup di Usenet. Per chi non se li ricordasse si trattava di gruppi di discussione che trattavano dei più vari argomenti, antenati dei blog e delle forum community che oggi ci sono tanto familiari.

Fu infatti uno degli utilizzatori di Usenet, nel 1984, a redigere una lista delle modalità che gli users utilizzavano per caratterizzare e mettere in evidenza il proprio testo:

Oltre all’ uso di *asterischi* a delimitare le parole e alle s p a z i a t u r e di ogni lettera, c’era appunto l’USO DEL CAPS LOCK (il ‘blocco maiuscole’).

Da qui un utente particolarmente indisponente
e sgrammaticato rispose alle critiche sul suo stile di scrittura dicendo “se è scritto in maiuscolo sto cercando di GRIDARE!”

Ed ecco da dove nasce la percezione delle lettere maiuscole come ‘urla nel web’: dal tentativo degli utenti di superare le barriere del virtuale trasmettendo il tono con il quale le frasi dovevano essere interpretate, cioè come urla. Scrivere intere frasi in maiuscolo diventò una vera e propria scelta comunicativa per gli utenti, oggi convenzione sedimentata in chi è abituato ad essere a contatto con il linguaggio usato in rete.

 

Un po’ di storia per i curiosi…

Lo Shift e il Caps Lock: come sono comparsi nelle nostre tastiere.

Per raccontare la storia del Caps lock a sinistra di tutte le nostre tastiere possiamo partire dal 1878, quando la macchina da scrivere Reminghton 2, che sembrava segnare un traguardo nell’ innovazione del settore tipografico, entrò in commercio e fece la sua comparsa la prima testiera di tipo QWERTY e, con essa, anche il primo tasto ‘Shift’.

Il tasto permettevatrt di selezionare la scrittura in maiuscolo di ciascuna lettera, proprio come il familiare tasto che si trova nelle tastiere di oggi. Ma come fare a scrivere comodamente una serie di caratteri maiuscoli senza dover tenere premuto il tasto per tutto il tempo?

La soluzione arrivò con il modello di macchina da scrivere Junior, nel 1924, dotato del tasto ‘Shift Lock’ che risolveva questo problema inserendo, appunto, il blocco delle maiuscole.

Per ritrovarlo nelle tastiere dei computer dobbiamo passare agli anni ’70: Datapoint 2200, uno dei primi terminali di cui i computer odierni sono i diretti discendenti, presentava un tasto Shift Lock e 2 anni dopo il modello di terminale ‘Alto’, caratterizzato da un’interfaccia grafica particolarmente innovativa (perché basata su una funzionalità intuitiva), introduceva il vero e proprio tasto Caps Lock. Infine la tastiera “modello M” (a cui si ispirano anche le tastiere moderne) lo ha inserito nella posizione e con la caratteristica forma del tasto che degrada verso la lettera “A”.

 

 

 

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